Primo caso di doping meccanico scoperto ieri, ai campionati del mondo ciclocross.

primo caso di doping meccanico

Il primo caso di doping meccanico è stato scoperto ieri ed a essere coinvolta è stata l’atleta belga Femke Van Den Driessche, campionessa europea U23.

Si tratta di un motore elettrico all’interno del tubo sella che si innesta all’albero della pedivella.

Durante infatti la gara di Zolder, in Belgio, gli ispettori Uci hanno sequestrato una bicicletta delle donne under 23.

Grazie ad una nuova tecnologia che utilizza un sistema di scansione computerizzato, con una telecamera termica, messo in azione via tablet prima del via attraverso cui si rivela la differenza di temperatura sul telaio delle parti dove il motore (che riscalda) è nascosto.

A difesa della figlia il padre ha sostenuto come quella non fosse la bici della figlia, ma di qualcuno con cui la giovane si allenava di tanto in tanto.

La Van Den Driessche era in prima fila ed ha completato poi tre dei quattro giri previsti scivolando indietro nel gruppo fino a tagliare il traguardo a piedi.

La federazione belga ha preso subito le distanze gridando allo scandalo.

Ecco la dichiarazione ufficiale dell’UCI:

The Union Cycliste Internationale (UCI) confirms that pursuant to the UCI’s Regulations on technological fraud a bike has been detained for further investigation following checks at the Women’s Under 23 race of the 2016 UCI Cyclo-cross World Championships. This does not concern any of the riders on the podium. Further details will be shared in due course.

Ecco le parole dell’Amministratore delegato Wilier Triestina Andrea Gastaldello a difesa del marchio:

Siamo letteralmente esterrefatti, in qualità di principale partner tecnico, ci sembra doveroso prendere le distanze da questo gesto assolutamente in contrasto con i valori fondanti della nostra azienda, nonché con i principi alla base di ogni competizione sportiva. Davvero inaccettabile che in queste ore l’immagine delle nostre bici stia facendo il giro dei media internazionali a causa di questo spiacevole fatto. Lavoriamo quotidianamente per diffondere nel mondo la qualità dei nostri prodotti e sapere che una bici Wilier Triestina viene meschinamente manomessa ci rattrista molto. La nostra società si riserva infatti di intraprendere azioni legali contro l’atleta e gli eventuali responsabili di questa gravissima vicenda, al fine di salvaguardare il buon nome e l’immagine dell’azienda, contraddistinta da professionalità e serietà in 110 anni di storia.

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